Un giorno in cammino per comprenderli tutti
Si è compiuta ieri l’attesa camminata del gruppo di pellegrinaggio ispirato al Cammino di Santiago che, dopo aver ritirato le credenziali nella nostra chiesa della SS. Trinità, ha raggiunto a piedi Castiglion Fiorentino. Circa 26 chilometri e mezzo. La percorrenza media di un solo giorno del Cammino di Santiago. Il simbolo di un’intera esperienza i cui passi toccano da sempre il cuore e la mente.
Data:
30 Marzo 2025

«Prendi questa bisaccia, che sia il tuo stile di viaggio per raggiungere la soglia di San Giacomo.»
«Prendi questo bastone in modo da poter sconfiggere tutti i gruppi nemici e arrivare sano e salvo alle porte di San Giacomo.»
Ieri mattina sabato 29 marzo, in una cerimonia essenziale e perciò ancor più suggestiva, con queste parole ad accompagnare i gesti che annunciano, padre Francesco Bartolucci, Correttore spirituale della Misericordia di Arezzo, ha “tenuto a battesimo” la partenza di questa preannunciata camminata giornaliera, conferendo ai partecipanti – insieme a Sorin Stanica delegato aretino della “Confraternita di San Jacopo di Compostela” che le rilascia – le apposite “credenziali di viaggio”.
Si tratta d’una sorta di “passaporto del pellegrino” e nel vero Cammino di Santiago vengono vidimate ad ogni stazione di sosta o ostello – un tempo si chiamavano “ospitali” – in modo da tracciare le tappe che compie chi si reca a percorrere il più celebre e storico dei pellegrinaggi.
Il momento di semplice quanto bella spiritualità è culminato con la preghiera benaugurale per il pellegrino, che recita così:
«Oh Signore che non neghi mai il tuo aiuto a quelli che ti amano, e per quelli che ti servono nessuna terra è lontana, benedici il cammino dei tuoi fedeli verso l’apostolo San Jacopo affinché, con la tua protezione e guida, camminino senza peccato per i sentieri di giustizia.
Per Cristo nostro Signore. Ultreya!»
“Ultreya” è l’augurio che secondo alcune interpretazioni i pastori della Galizia rivolgevano a coloro che percorrevano il cammino di Santiago quando li incrociavano e che secondo altre costituiva comunque il saluto convenzionale scambiato anticamente tra i pellegrini. In ogni caso funge da esortativo, come dire “or sù, andiamo avanti!”. Si ritrova usato anche nella formula “Ultreya y Suseia”, come rafforzativo, a significare “sempre più avanti e sempre più in alto!”
A sera, una volta rientrati, Sorin conferma che «tutto è andato secondo i crismi di ogni pellegrinaggio, imprevisti compresi: un piccolo incidente di percorso capitato a una partecipante. Essendo insieme abbiamo gestito la situazione, secondo lo spirito del pellegrino – “che il cammino non si interrompe mai” – e alla fine tutto si è risolto con soltanto un’oretta di ritardo rispetto alle previsioni di arrivo!»
“Ultreya”, appunto.
(Tra le immagini, anche quelle della sosta effettuata a poco più di due terzi del percorso, in Pieve della Sassaia-Rifugio del Pellegrino, per una spaghettata frugale ma rigenerante e soprattutto conviviale: è nella condivisione l’essenza forse più spirituale di ogni cammino, che ciascuno fa con sé stesso ma che ha senso soltanto se trasferita nelle relazioni, negli incontri, nel rapporto con gli altri. Anche in questo caso, come si dice in Misericordia: “dall’io al noi”!)